Tuesday, June 13, 2006

Ligure? no Novi!

Si è molto parlato negli scorsi giorni dell'efferato delitto di Novi Ligure, in occasione della prima uscita da maggiorenne di Erika ( condannata a 16 anni per l' assasinio della madre e del fratellino). L'occasione, offerta da una partita di pallavolo fra detenute, ha scatenato l'interesse di giornali, stampa, tv che si sono dati da fare nel pubblicare le immagini della giovane assassina, che come ogni ragazza della sua età in un occasione simile giocava, faceva il tifo, esultava e sorrideva!... Proprio quest'ultimo atteggiamento ha offeso molte persone che, intervistate da una nota trasmissione tv, hanno espresso sdegno e disgusto per: la mancanza di manifestazioni di pentimento da parte della giovane (non si capisce come avrebbe dovuto manifestarlo durante la partita di pallavolo) e per il fatto che Erika fosse in libertà e non scontasse la giusta pena che si meritava. Ma ancor più decisa è stata la piena condanna della ragazza da parte del pubblico intervistato con l'esclusione assoluta di qualsiasi forma di perdono (cosa che invece le ha concesso da subito suo padre, che le fa visita ogni giorno in carcere) . Che dire quindi delle gite scolastiche organizzate dagli insegnanti di scuole della zona per andare a vedere il carcere dove sta" il mostro"..??? Dalle interviste è emersa la mancanza di una reale conoscenza del caso di Erika anche a causa di una poco chiara informazione che i media hanno offerto, mostrandosi superficiali e poco esaurienti sull'uscita di Erica dal carcere per la partita...Non si è trattato infatti della cessazione della sua detenzione ma di una normale attività del carcere; inoltre Erika oltre ad essere stata condannata col massimo della pena prevista per un minorenne dal nostro sistema giudiziario (16 anni) non ha mai ottenuto sconti della pena o permessi premio...cosa si può pretendere di più? Il suo caso come quello di molti altri ci fa riflettere sulla reale funzione del carcere che deve innanzitutto tutelare chi si trova fuori, punire con la detenzione, ma anche riabilitare per quanto possibile la vita del detenuto. Come riferisce il suo avvocato la richiesta di Erika di entrare in un centro di recupero per carcerati le è stata negata paradossalmente per la mancanza di un sentimento di pentimento della giovane. E' paradossale perchè è evidente che chi non si pente di un delitto simile (compiuto in giovane età) è malato perché non ha coscienza di cosa è male e quindi bisognoso più che mai di assistenza e cure specialistiche.
A differenza dell' amichetto Omar, lei non ha detto di essersi pentita...questo non esclude che lo stia facendo impegnandosi come altre sue colleghe detenute in un percorso di consapevolezza all'interno del carcere, il che non le toglie il diritto di vivere una giornata di sport all'aperto.
La proposta dell'indulto avanzata dall'attuale Ministro Mastella (per tutti i detenuti tranne che per quelli condannati per reati di pedofilia e mafia) a mio avviso non è applicabile indistintamente ma va vista caso per caso.. il rischio è quello di esporre a pericolo la gente comune ( molti delitti hanno visto come autori detenuti recidivi in libertà con permessi premio, libertà vigilata, ecc..) ed interromperebbe i percorsi riabilitativi di soggetti che come Erika, devono ritrovare prima di tutto la consapevolezza del proprio reato e della propria condanna, e poi il perdono verso se stessi per cercare di vivere una vita se non normale almeno umana. Al contrario invece molti detenuti meriterebbero l'indulto, sinceramente pentiti sono ormai pronti al rientro nella società, hanno scontato gran parte della pena con una condotta esemplare all'interno del carcere e desiderano ardentemente riabbracciare la propria famiglia e i propri figli anche piccolissimi! La televisione e i media non li aiutano se si erigono a giudici di questi casi, sottovalutando l'influenza che hanno sul pubblico. L'accanimento ossessivo verso questi casi di cronaca non fa altro che nutrire il nostro vouajerismo, il nostro appetito immediato allontanandoci da una profonda e personale riflessione. Mi auguro che una volta uscita dal carcere (scontata tutta la pena prevista) la vita di Erika venga dimenticata dai media e non sfruttata a scopi televisivi, anche a scanso di pericolose emulazioni.
Cosa accadrebbe se all'edizione del Grande Fratello del 2020 apparisse Erika fra i partecipanti? Lo stesso pubblico che oggi la condanna la proclamerebbe vincitrice??!!

Teresa Manicardi

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